- da ¨Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società¨
di Italo Calvino (1980)
CIBERNETICA E FANTASMI (APPUNTI SULLA NARRATIVA COME PROCESSO COMBINATORIO (1967)
Su questo duplice aspetto della letteratura, cade a proposito citare qui in chiusura della mia chiacchierata un saggio del poeta e critico tedesco Hans Magnus Enzensberger: Strutture topologiche nella letteratura moderna. Egli passa in rassegna i numerosi casi di narrrazioni labirintiche, dall´antichità fino a Borges e a Robbe-Grillet, o di narrazioni una dentro l´altra come scatole cinesi, e si domanda che cosa vuol dire l´insistenza della letteratura moderna su questi temi, ed evoca l´immagine d´un mondo in cui è facile perdersi, disorientarsi, e l´esercizio del ritrovare l´orientamento acquista un valore particolare, quasi d´un addestramento per la sopravvivenza. ¨Ogni orientamento - egli scrive - presuppone disorientamento. Solo chi ha sperimentato lo smarrimento può liberarsene. Però questi giochi di orientamento sono a loro volta giochi di disorientamento. In ciò sta il loro fascino e il loro rischio. Il labirinto è fatto perché chi vi entra si perda ed erri. Ma il labirinto costituisce pure una sfida al visitatore, perché ne ricostruisca il piano e ne dissolva il potere. Se egli ci riesce, avrà distrutto il labirinto; non esiste labirinto per chi lo ha attraversato¨.
Enzensberger conclude: ¨Nel momento in cui una struttura topologica si presenta come struttura metafisica il gioco perde il suo equilibrio dialettico, e la letteratura si converte in un mezzo per dimostrare che il mondo è essenzialmente impenetrabile, che qualsiasi comunicazione è impossibile. Il labirinto cessa così d’essere una sfida all´intelligenza umana e si instaura come facsimile del mondo e della società¨. Il discorso di Enzensberger si può allargare a tutto ciò che oggi nella letteratura e nella cultura vediamo, dopo Von Neumann, come gioco matematico combinatorio. Il gioco può funzionare come sfida a comprendere il mondo o come dissuasione dal comprenderlo; la letteratura può lavorare tanto nel senso critico quanto nel senso della conferma delle cose come stanno e come si sanno. Il confine non sempre è chiaramente segnato; dirò che a questo punto è l´atteggiamento della lettura che diventa decisivo; è al lettore che spetta di far sì che la letteratura esplichi la sua forza critica, e ciò può avvenire indipendentemente dalla intenzione dell´autore. Credo che questo sia il senso che si può dare all´ultimo racconto che ho scritto e che figura alla fine del mio nuovo libro Ti con zero. Nel racconto si vede Alexandre Dumas che ricava il suo romanzo Il Conte di Montecristo da un iper-romanzo che contiene tutte le varianti possibili della storia di Edmond Dantès. Prigionieri d´un capitolo del ¨Conte di Montecristo¨ Edmond Dantès e l´Abate Faria studiano il piano della loro evasione e si domandano quale delle varianti possibili sarà la buona. L´Abate Faria scava cunicoli per evadere dalla fortezza ma sbaglia continuamente la strada, e finisce per trovarsi in celle sempre più profonde; sulla base degli errori di Faria, Dantès cerca di disegnare una mappa della fortezza. Mentre Faria a forza di tentativi tende a realizzare la fuga perfetta, Dantès tende ad immaginare la prigione perfetta, quella dalla quale non si può fuggire. Le sue ragioni sono spiegate nel passo che ora vi leggo:
¨Se riuscirò con il pensiero a costruire una fortezza da cui è impossibile fuggire, questa fortezza pensata o sarà uguale alla vera - e in questo caso è certo che di qui non fuggiremo mai ma almeno avremo raggiunto la tranquillità di chi sta qui perché non potrebbe trovarsi altrove, - o sarà una fortezza dalla quale la fuga è ancora più impossibile che di qui - e allora è segno che qui una possibilità di fuga esiste: basterà individuare il punto in cui la fortezza pensata non coincide con la vera per trovarla¨.
Questo è il finale più ottimistico che sono riuscito a dare al mio racconto, al mio libro, e a questa mia conferenza.
(Italo Calvino, ¨Una pietra sopra¨, Einaudi, Torino, 1980, pp. 179-181)