da "O Marinheiro. Drama estático em um quadro" di Fernando Pessoa
Postfazione "Una sciarada per Il marinaio" di Antonio Tabucchi
¨Noi siamo della stoffa di cui sono fatti i sogni e la nostra piccola vita č circondata di sonno¨ è l´aforisma con cui Prospero, al principio del quarto atto, annuncia la conclusione della Tempesta shakespeariana. È a questo punto che comincia Il marinaio di Pessoa. In una stanza circolare fiocamente illuminata, tre donzelle vestite di bianco vegliano il cadavere di una quarta donzella. L´allegoria delle tre vegliatrici si rivela fin dalle prime battute: rinchiuse in una stanza di insolita geometria, dalla quale è bandito il tempo, intente all´ipotetica ricerca di ciò che ¨forse non sono state¨, prive di identità e di memoria, sono esse stesse un sogno. Vivono lo spazio di una notte, timorose e insieme desiderose della prima luce dell´alba che le dissolverà. Ma intanto, per vivere e potersi credere reali, sono obbligate a parlare e a raccontarsi a vicenda i loro sogni. Sono vive nella misura in cui ingannano se stesse, giocano e si intrattengono col loro passato fittizio, un passato ¨che forse non hanno avuto¨. Parlare è l´unica maniera di resistere alla storia enigmatica che le trascina e le trascende. In questa atmosfera comincia la storia del marinaio, sogno di una delle tre vegliatrici, il quale, avendo fatto naufragio in un´isola deserta, si mette a sognare un passato e una patria che non ha avuto, inventandoli interamente nei dettagli più minuziosi. La vegliatrice sogna un marinaio che sogna una patria, ma ad un certo punto questi sparisce dal mondo della finzione, anche se il dramma non dà risposta al legittimo dubbio che il lettore, insieme alle vegliatrici, si pone.
Prima vegliatrice: Ma cosa accadde dopo?
Seconda vegliatrice: Dopo?Dopo che? Dopo significa qualche cosa? ... Arrivò un giorno una nave ... - sì, sì, può essere stato solo così ... Arrivò un giorno una nave ... Arrivò un giorno una nave e passò da quell´isola, ma il marinaio non c´era più ...
Terza vegliatrice: Forse era ritornato in patria. Ma in quale?
Prima vegliatrice: Sì, in quale? E che cosa ne sarà stato di lui? Qualcuno mai lo saprà?
Quale è questa patria sulla quale Pessoa non vuole dirci altro? Ha qualche significato questa interrogazione dal sapore di un indovinello con la quale il dramma si conclude ? Visto che il quesito posto dalle Vegliatrici rimanda anche a come il Marinaio sia riuscito ad evadere dall´isola, accettiamo di giocare all´apparente sciarada che Pessoa ci propone e vediamo di capire il meccanismo grazie al quale il Marinaio riesce a scomparire.
La situazione del Marinaio ricorda un classico problema della sciaradistica, quello del prigioniero dentro ad una cella sulla quale si aprono due porte; una porta che conduce alla libertà e una porta che conduce al patibolo. A guardia di ciascuna delle porte stanno due sentinelle; una che dice sempre la verità e una che dice sempre menzogne. Il condannato ha la possibilità di fare una sola domanda a una sola sentinella, e in tale modo può salvarsi. Per riuscire a salvarsi egli deve chiedere a una delle sentinelle quale sia la porta che secondo il collega conduce alla salvezza (o al patibolo) e poi cambiare la porta che gli sarà indicata. In sostanza, per arrivare alla verità, il prigioniero deve riuscire a percorrere in senso inverso il processo attraverso il quale gli arriva la risposta. Il Marinaio si comporta nello stesso modo, riuscendo a ripercorrere il labirinto. Infatti, egli che è sogno di un sogno, si libera sovvertendo il sogno, o ripercorrendolo in senso contrario, cioè sognando chi lo sogna. Insomma, sognando, il Marinaio evade dal sogno come dalla bocca di un imbuto, chiude il circolo, si dissolve; e dissolvendosi fa dissolvere con l´alba coloro che sognandolo lo fecero sognare. La sciarada è risolta, il racconto è finito. Che lo consideriamo fuggito al Tempo e allo Spazio o che lo vogliamo addormentato/morto fra gli scogli dell´isola, il Marinaio ha risolto comunque il mistero e ha raggiunto la dimensione della sua patria: sia essa un archetipo inconscio, una dimensione ¨altra¨ o il Nulla, che forse è per Pessoa la patria più idonea ai sogni che noi siamo¨.
(Fernando Pessoa, ¨Il marinaio¨, traduzione di Antonio Tabucchi,
Einaudi, Torino, 1988, pp. 53 -59)