Come il marinaio di Pessoa potrà annullare se stesso, quando riuscirà a sognare il sogno ineffabile che lo sta sognando, perché nel momento in cui si sveglierà, annienterà anche la propria esistenza evanescente, allo stesso modo William Blake/Johnny Depp uscirà dalla foresta labirintica in cui è capitato dopo essere stato colpito a morte, solamente quando con la lunga soggettiva prenderà coscienza di essere morto attraverso lampi di immagini che lo sveglieranno dal torpore dello stato onirico a cavallo tra vita e morte, che lo porta a vagare senza meta

Non gli interessa uscire dal labirinto, metafora della sospensione della esistenza e rappresentato dalla foresta, in cui incrocia talvolta l´indiano Nessuno, che ricopre il ruolo delle sognatrici di Pessoa: infatti quando anche quest´ultimo viene ucciso, più nessun ricordo tiene legato Blake al mondo e si può abbandonare all´oblio dell´inesistenza.

Quello di Jarmush è un labirinto mai connotato come tale e al cui centro c´è la morte, come nei labirinti tardoromantici o in certe interpretazioni di quello del mito cretese, che pone fine alla legittimità della componente irrazionale dell´uomo, uccidendo la follia incarnata dal minotauro. Tuttavia è una morte dolce, liberatoria, incombente fin dall'inizio, ma in attesa di palesarsi dopo una lenta presa di coscienza che qui si presenta come cammino nel bosco ed in Tornatore (Una pura formalità) si palesa come interrogatorio di un´indagine.
In entrambi i casi il tempo viene messo tra parentesi, perché si è fermato nell´istante in cui i protagonisti sono morti inconsapevolmente, perché non si sono ancora svegliati dal sogno ingannatore della vita.