A Ürgüp, nel centro dell´Anatolia. Vi percorremmo con guide locali, un mondo sotterraneo. Esso è noto in verità da gran tempo e in epoca moderna è stato aperto anche ai turisti, tuttavia è ancora ben lontano dall´essere stato esplorato nella sua smisurata dimensione. Per primo lo menziona Sieur Paul Lucas, un viaggiatore francese dell´epoca di Luigi XIV. Il suo resoconto, similmente a quello di Marco Polo sulla Cina, fu preso per pura fantasticheria. Chi mai può credere a città sotterranee con chiese, strade, mercati, stalle, granai - a complessi in cui in epoche diverse si ritirarono intere popolazioni? (...) I corridoi, chiusi da porte a cerniera simili a macine, conducono, fino a grandi distanze, a sale e camere soprastanti e sottostanti. Queste, come si è detto, sono state esplorate solo in parte. (...)
Avevo pensato a una necropoli in stile planetario, a una riva per la barca di Caronte, anche alla reinvestitura dei morti nel loro rango. La cultura si basa sulle cerimonie funebri; si estingue con la decadenza delle tombe - o meglio: questa decadenza annuncia che la fine è vicina. Considero tuttora una buona idea quella di evocare imorti e di procurare loro un luogo prima che il progressoci annienti - senza contare che un tale luogo manterrebbe anche allora, anzi proprio allora, il suo senso.(...)
L´apparato automatico corrisponde allo spirito dei tempi. Anche la fine del mondo, una visione propria dei cambi di millennio, si presenta come una catastrofe tecnica.
Singolare è l´attesa di visitatori alieni proprio oggi, quando l´esplorazione astronautica sembra aver dimostrato non solo l´inabitatezza, ma anche l´inabitabilità delle stelle. Proprio in questo si rivela la profondità del desiderio. Sempre più intensamente sentiamo che il semplice potere della tecnica e il suo godimento da parte nostra non ci soddisfano. Sentiamo la mancanza di ciò che un tempo erano gli angeli, e dei doni degli angeli.
Non penso del resto, che la tecnica sia in contraddizione con la grande svolta. Ci condurrà fino al muro del tempo e verrà trasformata nella propria essenza.
(Ernst Jünger, Aladins Problem, Il problema di Aladino, Adelphi, Milano, 1985)