Tra i due momenti periferici del labirinto temporale, le due soglie, esiste un tempo interno al labirinto di totale sospensione dalle regole spazio-temporali. Tutto ciò che è capitato nel frattempo può essere descritto più volte da punti di vista diversi, creando situazioni, contrattempi, meccanismi ad orologeria perfetti, scanditi da inquadrature su un quadrante di orologio ossessivamente riproposto coi ritmi imposti dal piano della Rapina a Mano Armata di Kubrick. In questo modo si scompongono i frammenti di un labirinto che è temporale, ma che si presenta come fosse spaziale: un puzzle di presenti eternati da quell´orologio che ci ripete l´assillo del passaggio sempre degli stessi momenti, ma visti da innumerevoli punti del labirinto, che è tale perché un minuto all´interno della struttura del labirinto è vissuto infinite volte senza possibilità di completarne il percorso e quindi il film (ma anche il labirinto) sono il disperato tentativo destinato ad evidenziare l´impossibilità di ricostruire la storia, e dunque il labirinto stesso (e pertanto di uscirne), nel dettaglio. Si può solo scomporre infinite volte lo stesso periodo di tempo per avvicinarsi alla verità. Lo stesso intento è perseguito da Makhmalbaf in Nun Va Goldun (Pane e fiore), al punto che le sequenze tornano sotto altra forma o le stesse riprese sono montate più volte in contingenze e flussi temporali diversi, a sancire l´atteggiamento del regista iraniano verso la verità, che lui stesso cita da un antico erudito persiano.