- da ¨Sulla Libertà e il senso comune¨ di Raffaele La Capria (1996)
Ogni volta che il mio senso comune cerca di afferrarla per definirla la Libertà vola via come una farfalla. È nella sua natura, dopo tutto.
Allora il mio senso comune per sorprenderla si serve astutamente di un discorso a pera, dove effettivamente di pere si parla. Della pera Williams, in questo caso, quella della grappa.
Questa pera ha poco a che fare con le altre pere che pendono dal ramo e maturano a stretto contatto con la luce e l’aria, perché si sviluppa in condizioni diverse e del tutto artificiali.
Appena spunta sull´albero, il ramo sul quale è nata viene infilato nel collo di una bottiglia e lì, dentro quella bottiglia, la pera diventa grande e matura, per finire poi sotto spirito con l´etichetta della grappa dello stesso nome. Aria luce e calore le arrivano indirettamente, e ogni rapporto col mondo esterno avviene attraverso la capsula trasparente del vetro che la racchiude. Più la pera maturando si sviluppa, più diventa impensabile tirarla fuori di lì senza rompere il vetro.
Se è difficile infatti a un cammello passare attraverso la cruna di un ago, più difficile è per una pera di questo tipo passare attraverso il collo della bottiglia in cui è cresciuta e che la contiene. Eppure gli ingenui che ignorano lo stratagemma con cui è stata imbottigliata, uno stratagemma antico quanto il mondo, ancora si meravigliano ad alta voce, e si chiedono come mai sia accaduta una cosa così innaturale, una cosa così inspiegabile e paradossale! Si domandano come ha fatto la pera ad entrare nella bottiglia!
Il caso della pera che viene fuori da questo piccolo apologo è naturalmente un caso disperato che non si può risolvere senza rompere la bottiglia, perché riguarda chi è consegnato sin dalla nascita al proprio destino, non ne ha la consapevolezza e nemmeno ha la capacità intellettuale di ribellarvisi. In questo caso solo una rivoluzione potrà rompere la bottiglia, solo un moto collettivo proveniente dall´esterno potrà risvegliare la coscienza prigioniera.
Ma mettiamo che dentro la bottiglia ci sia una mosca, che certo è più irrequieta di una pera e meno contenta del suo stato. ¨La filosofia a questo deve servire, ad aiutare la mosca ad uscire dalla bottiglia¨, scrive Ludwig Wittgenstein.
A me sembra che una mosca per uscire dalla bottiglia debba sapere come è fatta la bottiglia. Solo così potrà imboccare il collo della bottiglia e volarsene via, libera nell´aria.
Ma sapere com´è fatta la bottiglia quando uno ci sta dentro è una scienza molto complessa e richiede innanzitutto la consapevolezza di essere prigionieri all´interno di una bottiglia - cosa che non tutti riconoscono. E poi richiede immaginazione, molta immaginazione. Perché non è facile, standone all’interno, concepire la forma della bottiglia che ci contiene. Forse la trasparenza del vetro che a volte, come ho detto, ci inganna e ci dà l´illusione di star fuori. Perciò dobbiamo sottrarci a questa illusione non solo, ma anche a tutti gli altri inganni e miraggi cui siamo, consapevoli o no, sottoposti.
Insomma immaginare qual è la forma della bottiglia in cui siamo imbottigliati è altrettanto difficile che indovinare la forma di un sottomarino (ammesso che non l´avessimo mai vista) standoci dentro. Chi ci sta dentro, quando il sottomarino naviga sott´acqua, vede solo un labirinto di tubi contorti, apparecchiature, strumenti di navigazione, un groviglio di manopole, leve, valvole, pistoni, comandi, una somma di particolari così diversi confusi e frantumati, dai quali solo con una forte capacità di astrazione è possibile risalire alla forma del sottomarino.
Spero che la metafora sia chiara, nonostante sia passato da una pera ad una mosca e dall´interno di una bottiglia all´interno di un sottomarino. Ma uno scrittore usa le metafore come Tarzan usa le liane, e vola dall´una all´altra con la stessa disinvoltura ... Volevo dire che la condizione (e il condizionamento) di chi sta all´interno di una situazione di non libertà è molto difficile da districare, e non tutti ci riescono. [...].
Resta un´ultima domanda: dove andrà la mosca una volta fuori dalla bottiglia? Dove volerà? Quale sarà la sua meta? E non potrebbe la mosca infilarsi in un´altra bottiglia?
Il mio senso comune risponde che la mosca andrà dove vuole, magari sbagliando, ma dove vuole lei, non dove vogliono gli altri. Perché sarà una mosca libera. Libera anche di sbagliare.
(Raffaele LaCapria, ¨La mosca nella bottiglia. Elogio del senso comune¨,
Rizzoli, Milano, 1996, pp. 132-142)