NO WAY


Se l´approccio di Greenaway alla decifrazione dei propri labirinti mentali è spesso affidato al riferimento colto, talvolta derisorio di certo razionalismo e sempre pervaso dall´incombenza di un percorso destinale che attende il protagonista, per condurlo il più delle volte alla morte (spesso simbolica e sacrificale), seguendo i percorsi dei labirinti tradizionali, privi di incroci ma costruiti ad imbuto per impedire l´uscita dalla camera centrale, simboleggiante la morte che deriva dallo smarrimento della ragione...
...E se, invece, sornione, Resnais costella i suoi labirintici plot (in particolare Providence e Smoking/No Smoking) di possibili duplici evoluzioni alternative della storia, che, nel delirio subentrato alla ragione, sfociano in nuovi sviluppi, nei quali s´insinua il dubbio relativo alla reale collocazione del vero finale in un altrove inafferrabile, la cui presenza si lascia solamente intuire...

...Con maggior senso mistico e minori speranze di soluzione, speculare ai precedenti, si trova un atteggiamento sacrificale, eppure proiettato più direttamente al riconoscimento di una uscita attraverso il proprio inconscio, collocato nei meandri abitati da smarriti pellegrini e scaturiti dalla fantasia malata di Tarkovskij.
Egli aggiunge alle due fisionomie di labirinti enigmistici un´altra tipologia di costruzione decifratoria più intima, tanto da rievocare a tratti la selva in cui Orlando smarrisce il senno, un tipo di labirinto più surreale, meno geometricamente definito, ma più insidioso, perché non c´è un unico percorso diretto al centro, o al massimo una somma di incroci, come nei labirinti rinascimentali successivi a quello di Mantova, bensì infinite possibilità di decifrare le sollecitazioni che provengono dall´interno. Soltanto: questi stimoli trasmettono malinconia, perché si acuisce il senso di reclusione e abbandono nostalgico.