NIRVANA
di Gabriele Salvatores(1996)

Con la porta sorvegliata da Lambert in Nirvana Abatantuono sceglie un percorso diverso da Ridley Scott, ma partendo da presupposti simili. Sviluppando una sensibilità ed una memoria dei corsi e ricorsi ripetitivi imprevista dal programma che lo ha generato, egli arriva ad individuare un canale preferenziale per dialogare con il programmatore del giochino in cui si trova a vivere la sua esistenza che ora ha scoperto essere virtuale ed eterodiretta. La pulsione autodistruttiva può risultare irrazionale, se non si rileva la struttura labirintica dell´universo ripetitivo in cui agisce il personaggio. Ed è proprio questo aspetto: la noia della coazione a ripetere situazioni sempre uguali a se stesse che induce il personaggio a chiedere di essere terminato, rilevati i contorni del labirinto. Egli anela all´oblio: la fuga dal labirinto coincide stavolta con la dissoluzione dell´esistenza, che non è più tale dal momento in cui si è compresa la mancanza di libero arbitrio e l´impossibilità di immaginare un´alternativa creativa valida, perché non è prevista. Non si è programmati per fantasticare, forse proprio in quanto abitatori di un mondo fantastico e dunque non si è abituati a sopprimersi; la condanna è dunque quella di reincarnarsi sempre nello stesso insieme di algoritmi ingannatori, come in incubo buddhista, destinati a ¨vivere¨ le stesse sequenze moltiplicate per migliaia di copie, quindi la soluzione è distruggere un originale difficile da individuare. l´uomo ha soltanto la facoltà di accorgersi di questa sua condizione, non può ribellarsi, ma solo implorare il proprio demiurgo di accordargli una fine. Ma il creatore non può concederglielo se non decostruendo il proprio immaginario, ricostruendo con i cocci di questo un percorso labirintico che culmina in un lungo corridoio ricolmo di porte e raggiunto attraverso il casco della realtà virtuale, usato anche da Johnny Mnemonic per scopi opposti, ed in questo stesso film citando Il Cacciatore di Cimino, come metafora del suicidio estetizzante e simbolico di una generazione.
Solo decostruendo l´immaginario che sovrintende alla costruzione del labirinto in cui si è relegati si può creare un nuovo labirinto più personale e complesso che offre la chiave per scardinare quello che ci opprime, dissolvendolo e cancellandosi con lui.