Qualsiasi elemento ¨naturale¨ compaia in un labirinto cinematografico ha il compito di dissolvere gli oggetti prodotti dall´uomo, scomporli, trasformarli e, spostandoli, essi subiscono una trasformazione: abbandonano la categoria dello spirito cui appartenevano, per venire conglobati in un mondo di rapporti totalmente diversi. Ad esempio: la neve in Shining, l´acqua in Tarkovskij sono una patina che il labirinto secerne per levare agli oggetti ogni loro determinazione temporale; il processo avviene evidenziando la corruzione e cioè paradossalmente il risultato del passaggio di quel tempo, negato dal labirinto stesso. Dunque in questo cambiamento della natura degli oggetti essi restituiscono l´immagine non di un luogo in un certo periodo, ma rimarcano l´immutabilità del tempo all´interno del sistema labirinto. Insomma, pur essendo manufatti umani, nel momento in cui varcano la soglia del labirinto e completano la loro essenza di frammento di labirinto, diventano oggetti sublimati; persi al consesso umano ed equiparabili ad una qualsiasi opera artistica, che una volta conclusa assurge ad un altro livello assolutamente autonomo dalla volontà dell´autore.