Solaris. Il protagonista Kelvin si trova in una stanza della navicella spaziale e sta abbracciando la moglie, che esce da una porta situata alla destra del quadro. La cinepresa si muove verso sinistra, e svela, vestita allo stesso identico modo, la madre di Kelvin. Si sposta amcora e ritrova, di spalle, la moglie, che esce di nuovo dalla stessa porta di destra da cui già una volta era uscita. Andiamo ancora verso sinistra: troviamo di nuovo la moglie, di spalle; infine, ne vediamo una quarta, che ci mostra il volto. Non ci sono dubbi, è proprio lei. Kelvin la abbraccia, e nel controcampo dell´immagine sta abbracciando la madre ed è a casa sua. Poi si sveglia: è nell´astronave, e una voce gli dice: «È tempo che tu torni sulla terra». Era un sogno del protagonista, visualizzato usando due controfigure della moglie, di spalle, e la moglie «vera» che, appena uscita dalla porta, passa dietro alla cinepresa e corre nel luogo dove dovrà essere vista, di fronte, per la seconda volta. Ma l´effetto è straordinario: siamo già entrati in quella febbre della visione di cui sopra. Sogno e realtà stanno dissolvendo i propri confini. E infatti, nell´oceano Solaris, i sogni si materializzano: noi non riusciamo quasi più a distinguere.
Poi, Kelvin torna finalmente a casa: il cane lo saluta, e lui va ad abbracciare il padre. Zoom indietro: l´inquadratura allargandosi mostra la casa, il lago accanto, una strada. Appaiono in dissolvenza, delle nuvole. Quando l´immagine ritorna visibile, la casa appare come un´isola immersa in un ribollire di liquidi colorati. Altre nuvole in dissolvenza. La casa stessa, dunque, è dentro l´oceano di Solaris: di quell´oceano non esiste nessun fuori.

(Il fuoco, l´acqua, l´ombra, atti del convegno su Tarkovskij: il cinema fra poesia e profezia, Paolo Zamperini a cura di, Firenze, Palazzo Vecchio, 24-25 settembre 1987, la Casa Usher, Firenze, 1989, p.88)