Raramente il protagonista razionalizza con parole i suoi ricordi; le immagini partono quasi sempre da sole, così come avviene nella nostra coscienza. Lo ¨specchio¨ è il film stesso, nelle cui immagini riconosciamo il funzionamento della nostra coscienza, i meccanismi della nostra mente; nel film si trova specchiata la nostra mente. Per questo non vediamo il volto del narratore: lo ¨specchio¨ che è il film non potrebbe rimandarci l´immagine fisica di ognuno di noi, ma può avvicinarci a rimandare quella dei nostri meccanismi di associazione.
In questo caso il film stesso, Lo Specchio, è un labirinto. Un labirinto che rende l´esperienza a tutti consueta del vagare della memoria. Per questo il film procede per continui salti all´indietro, nel ricordo, persino con inserti onirici all´interno del flash back, quindi col ricordo di sogni. Così come in due ore della coscienza di ognuno possono presentarsi eventi reali, memoria del passato privato e di quello storico, sogni, ma anche il ricordo dei propri sogni passati. Le due ore della coscienza del protagonista asssomigliano alla giornata di Leopold Bloom dell´Ulisse di Joyce. Non è forse un azzardo affermare che i risultati cui la letteratura giunge agli inizi del secolo, al cinema si realizzano con Tarkovskij, uno dei registi più joiciani della storia del cinema.
Scatole cinesi. Maze, meraviglia tra le più interessanti, nel cinema di Tarkovskij, quella definibile delle «scatole cinesi»: un mondo che sta dentro un altro.
(Il fuoco, l´acqua, l´ombra, atti del convegno su Tarkovskij: il cinema fra poesia e profezia, Paolo Zamperini a cura di, Firenze, Palazzo Vecchio, 24-25 settembre 1987, la Casa Usher, Firenze, 1989, p.89)