Landis ritiene che si possano concentrare tutti gli episodi di razzismo del secolo in un unico luogo da cui non si può uscire: un incubo labirintico nascosto dietro ad un´inoffensiva porta. Nel primo episodio di Twilight Zone (Back There) il dedalo di situazioni muta con enormi sbalzi temporali ad ogni svolta, che nel labirinto cinematografico è data dall´intervento di montaggio, creando uno spaesamento ulteriore suggerito sia dai luoghi, ma ancora di più dal riferimento epocale. Maze infatti nella lingua inglese è sinonimo di labyrinth, ma con un´accezione maggiormente sbilanciata sul senso di sorpresa (Solaris, p.88) e di meraviglia. Il protagonista subisce il giusto contrappasso al suo rozzo atteggiamento intollerante: la situazione è ingolfata all´inverosimile da momenti storici asistematici proprio perché quel razzista non ha coscienza storica degli eventi e non è in grado di districarsi nel nugolo di episodi che capitano in quel labirinto di eventi che rispondono a dinamiche sempre diverse, dettate dal capriccio temporale del luogo incantato.