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L´opera Fukushu Suru Wa Ware ni
Ari è stata definita dai critici come film più
emblematico del suo corpus, poiché la meditazione sui rapporti
che stanno alla base della relazione individuo-società
assume uno spessore morale, capace di demistificare la tradizione
e i valori ufficiali attraverso la continua messa in discussione
del protagonista, il quale diventa simbolo di una contraddizione
radicale, rinvenibile nella compattezza presunta della società
giapponese, che il regista non vuole tentare di pacificare. La
criminalita di Enokizu Iwao catalizza la paradossale innocenza
degli altri personaggi di Imamura,; in lui agisce quella componente
nascosta dell´anima giapponese, che da sola fonda una crisi di
identità collettiva. Egli finisce per rappresentare in
un ultima istanza l´individualismo che è alla base della
moderna economia di mercato, espresso attraverso forme di anarchismo
sincero, perché è un uomo senza radici, abbandonato
al gioco delle identità, è energia pura, che sfoga
contro un mondo esterno sentito come antagonista, tanto da escludere
l´esperienza dell´altro da se, se non tramite atti sessuali vissuti
senza partecipazione e scambio, semplici coazioni a ripetere,
dove più che il contatto fisico è lo scontro dei
corpi ad imprimersi nella mente dello spettatore.
In Enokizu Iwao si ritrovano tutti
i tratti riconoscibili negli altri protagonisti dei film di Imamura.
È possibile sintetizzarli nei seguenti aspetti: obbedienza
alle pulsioni, esibizione di una sessualità contro ogni
convenzione, esclusione dal riconoscimento civile determinato
dall´appartenere ad una minoranza, condizione di anormalità
tradotta perversamente nella liberazione di un´energia sfrenata
e maniacale, che si esprime nell´immanenza di un comportamento
aggressivo.
Quest´uomo sembra vivere una frattura
interiore in maniera più tragica rispetto alle altre creature
care al regista: essa crea una sorta di vuoto tra l´istanza morale
del dover essere secondo i dettami dell´educazione cattolica ricevuta
dal padre ed i bisogni della fisicità. Tale dissidio finirà
per svuotare e far evaporare il suo essere, sancendo una specie
di innocenza ontologica insita nella sua natura omicida.
L´atteggiamento di Imamura nei confronti
di Iwao è libero da ogni presunzione di giudizio: "L´omicida
è prima di tutto l´espressione di un insieme di comportamenti,
un oggetto sociale, i cui atti sono leggibili in quanto segni
di una conflittualità concreta, essenziale, permanente.
Il film non interpreta, ma aderisce alla complessità del
personaggio e del suo agire, in una sorta di pedinamento indiziario
che finisce col raccogliere e mettere in scena una costellazione
di tracce".
L´unica che avrebbe potuto aprire
una strada verso la comunicazione con l´esterno è, ancora
una volta, una creatura femminile, Haru, la donna che si è
innamorata di Enokizu e che ne è rimasta incinta. Ma, anche
in questo caso, l´uomo non riesce ad accettare nella sua vita
le ricchezze che potrebbero scaturire da questo rapporto affettivo
e finisce per ucciderla. Il regista, quasi smentendo nella citazione
precedente, sembra affidare alla macchina da presa l´occasione
per offrire un giudizio su ciò che il personaggio ha appena
commesso: effettua infatti un´inquadratura dall´alto, quasi uno
sguardo divino, che riesce ad interpretare la tristezza per il
tradimento di quest´uomo. Tutto sommato anche lo sguardo del regista
sembra condividere quello della macchina da presa, infatti le
sue creature femminili finiscono per risultare quasi sempre trionfanti,
capaci di sfruttare le occasioni poste inizialmente come sfavorevoli,
all´inverso delle figure maschili, dipinti spesso come esseri
più brutali o deboli. |
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