Dal nostro inviato in MozambicoTETE 2000-10-06 Finalmente a Tete ho visto l'Africa!!! L'idea di Africa che ci si fa a Maputo e' ben diversa. Maputo e' una citta' che strizza l'occhio alle grandi metropoli occidentali senza poterne poi essere all'altezza anche per i ben noti motivi (guerre, economia ecc. ecc.) Siamo arrivati a Tete viaggiando su un Boeing 737 che la LAM continua a far volare benche' la Boeing abbia dichiarato di non assumersi responsabilita' su un tipo di aereo che e' troppo vecchio: questo ovviamente fa pensare…. Siamo partiti con il Dr. Nardi che e' un funzionario della UE che andava a Tete per controllare l'andamente del progetto Tete Pesca dell’Iscos e quindi aveva la funzione di "controllore". Il controllo sembra andato molto bene per cui non ci sono problemi. All'arrivo in aeroporto siamo stati investiti da una fiammata, che altro non era che il calore di Tete, che poi ci ha inseguiti per tutto il viaggio, anche se mitigato dall'uso dei condizionatori e quando possibile, dall'ombra delle bellissime mangheire o jacarande che sono molto meglio dei condizionatori. La casa che l'Iscos ha a Tete si trova a circa 100 m. dalla riva del fiume Zambesi, e cio' vuol dire che dalla casa, oltre il cortile, la terra scende un po', c'e' l'orto e poi un canneto e poi il fiume. A noi viene subito voglia di arrivare fino all'acqua (chissa' che ci sia un baruccio o una terrazza panoramica…) ma qui non ci va nessuno perche' ci sono i coccodrilli, poi si possono incontrare serpenti boa o cobra e, dannazione per il giardiniere, di notte ci sono gli ippopotami che razzolano e distruggono gli orti. All'arrivo nella casa di Tete, dove vive il cooperante siamo stati accolti benissimo, con molta cordialita' e, cosa a noi non consueta, siamo stati salutati anche dalla servitu' schierata. Queste cose a noi sembrano talmente fuori del mondo, perlomeno del nostro!!! Infatti in questa casa c'e' un vecchio domestico di fiducia che, per stile e attaccamento e fedelta' alla casa, e' paragonabile a un maggiordomo inglese; lui dirige il resto della servitu' e si direbbe che ha un amore incondizionato per il padrone per cui aspetta tutti i suoi ordini che esegue fedelmente, ma si permette di dissentire quando non e' d'accordo sull'alimentazione, sul suo modo di bere o di vivere, perche' lui ci tiene anche alla salute del padrone e gli fa un po' da padre: e' la sentinella della femiglia. Indossa una divisa bianca che toglie alla sera per indossarne un'altra marrone prima di andare a casa. Credo sia molto orgoglioso della sua professione e del suo status di persona di fiducia del "patrao branco". Credo sia un personaggio rimasto ai tempi del colonialismo, in cui lui si trovava bene ed anche oggi tutti sono molto contenti di lui e del suo lavoro. Oltre a dirigere la servitu' si occupa personalmente della cucina, e devo dire molto bene, anche se dissente tutti i giorni perche' non si cucina abbastanza carne, cosa che a lui sembra indispensabile per un buon pasto. Il resto della servitu' e' composto da una cameriera (anche lei in divisa) che aiuta in cucina e fa la pulizia della casa e si ferma fino alla sera, un giardinieree due guardiani. Inutile dire che organizzare tutte queste persone diventa un lavoro, credo che a noi piacerebbe di piu' far tutto da soli e non discutere con nessuno. Martedi' siamo andati a vedere come funziona il Progetto Tete Pesca. Hanno dei barconi (di cui due sono affondati l'anno scorso: uno ricuperato ed oggi in piena attivitá, l’altro rimasto in mezzo al lago a profonditá sconosciute) e fanno trasporto di persone e merci sul lago di Cahora Bassa. Inoltre servono per far arrivare informazioni dove sono totalmente tagliati fuori dal mondo. Questo lago, formato dalla diga, e' lungo circa 300 Km. ed ha una larghezza di 40 Km. . Si estende tra mille insenature e possibili porticcioli , ma tutto e' ancora da organizzare e da far crescere economicamente. Al momento si presenta (zona della diga a parte) come un paradiso incontaminato in cui la cosiddetta civilta’ non e’ ancora arrivata. La zona di Tete e' una delle piu' economicamente arretrate di tutto il Mozambico. Padre Crimi, un comboniano che e' qui da 30 anni, ci ha detto che fino a 100 anni fa esisteva il cannibalismo e, dato che dalla valle dove adesso c'e' il lago passava la "via degli schiavi" attiva fino a 150 anni fa circa, si sono create molte inimicizie, anzi diciamo odi selvaggi coperti da "societa' segrete" con rituali tipo quelli che da noi erano (o sono?) praticati dalla mafia, per cui la diffidenza e l'ostilita' della gente impedisce ogni forma di collaborazione diretta ad uno sviluppo economico. Esiste infatti un aspetto dello schiavismo sul quale noi non puntiamo molto l'attenzione: ed e' che senza la collaborazione dei capi villaggio (e forse di tanti altri), i portoghesi non sarebbero riusciti a razziare tanta gente cosi'; questo ha lasciato odi profondi che poi si sono sempre piu' cristallizzati a causa delle guerre successive fino a 8 anni fa. Non c'e' da stupirsi se non sono ancora superati. Padre Crimi ci ha detto che l'africano vive solo di notte, e di notte possono accadere molte cose, dagli omicidi agli adulteri (un nero nudo di notte e' invisibile). In questa zona e' molto praticato l'avvelenamento con bile di coccodrillo: ne basta una particella piccolissima per essere letale. Esiste una legge non scritta tra gli africani: nessuno deve emergere sull'altro: se qualcuno ci prova viene ucciso. Anche una persona che guadagna un po' di piu' degli altri deve mantenere tutto il resto della famiglia, che ovviamente e' composta da decine di persone. Questa apparente solidarieta' diventa una sanguisuga ed e' la degenerazione della non "competitivita'" ed impedisce lo sviluppo. Gia' Dorteia mi aveva detto che un suo cugino che aveva studiato molto ed aveva un ottimo posto in banca era stato avvelenato, ma io non ci avevo creduto; invece probabilmente era vero. Padre Crimi, di fronte alla mia incredulita' mi ha detto di notare quante persone giovani muoiono velocemente: non esiste una malattia che conduca a morte un giovane in modo cosi’ rapido: solo il veleno!!!! Da rabbrividire. Mercoledi’ siamo andati a Songo; si percorre sempre la stessa strada che da Tete va verso il lago. La strada e’ buona e ovviamente non cé’traffico per cui sul Land Rover dell’Iscos abbiamo viaggiato velocemente, attenti solo a non investire mucche e capretti che non hanno ancora imparato il codice stradale. In questo momento, in questa zona e’primavera, quindi la terra e’tutta secca e brulla, diventera’ verde durante l’estate quando le piogge la faranno germogliare. Cosa rara per il Mozambico che e’quasi tutto in pianura, ci sono le colline che precedono l’altopiano dello Zimbabwe. Sulle colline si adagiano i villaggi di case di paglia, in genere ordinati e puliti, poveri , dal nostro punto di vista, ma dignitosi. In questa zona le gente vive di pastorizia e raccoglie i frutti dell’orto, senza avere la possibilita’ di irrigare. Gli immensi baobab che si trovano nei villaggi sono un centro di incontro per i bambini e alla loro ombra sono disposte panchine per facilitare la conversazione. Si puo’star bene anche con poco!! Dopo aver incontrato il cooperante che lavora a Songo e accompagna i viaggi sul lago per aiutare la formazione di scambi commerciali e di informazione tra i villaggi, siamo andati a mangiare in un ristorante in riva al lago. Non si puo’immaginare come sia possibile incontrare un ristorante in un luogo cosi’ disabitato o abitato da gente che non va al ristorante!!! Questo ristorante e’stato aperto da un boero che come tanti altri stanno tentando di fare affari nella zona. E’incredibile che coraggio abbiano questi boeri: sono stati e sono ancora degli esploratori e degli affaristi. Qui si occupano, anche con grandi mezzi economici, della pesca e della commercializzazione del "capenta", un pesciolino piccolo che fanno essicare e poi vendono all’estero. Si sono costruiti, in questi posti disabitati, delle case bellissime con piscina (qui non si puo’ entrare nell’acqua del lago a causa dei coccodrilli) e utilizzando l’acqua del lago hanno realizzato attorno alle case dei prati con piante lussureggianti!!! (certo che loro dirigono solo il personale, ma hanno molta iniziativa!!!); inoltre in queste zone non hanno certo molte amicizie!!!! Questa loro imprenditorialita’ esaspera il contrasto con lo stile mozambicano di incapacita’ a migliorare il sistema economico. Tornando a Tete abbiamo avuto la sorpresa di sapere che il nostro aereo non sarebbe arrivato per "motivi tecnici"(sich) e abbiamo dovuto spostare il ritorno di un giorno. Finalmente sabato siamo ripartiti avendo sotto gli occhi un’ímmagine del fiscalismo burocratico mozambicano: un ragazzo, evidentemente molto malato, accompagnato da un’ïnfermiera che non si spremeva per nulla per aiutarlo, al momento di salire sull’aereo e’stato fatto ritornare indietro perche’ non aveva l’autorizzazione del Ministero della Salute. C’era un caldo infernale, questo ragazzo quasi non respirava, non so quale malattia avesse o quali difficolta’ avesse superato per comprare due biglietti aerei che costano una fortuna, inoltre era chiaro che il suo era un viaggio della speranza, ma non aveva il foglio giusto, con la dicitura giusta ed e’rimasto a terra…… Non c’e’ molta pieta’ tra i mozambicani, forse per la loro abitudine a vedere grandi tragedie e a soffrire: sono molto indifferenti e fatalisti di fronte alle tragedie degli altri. Ma di questo aspetto scrive Carlo.
ANNOTAZIONI SPARSE DI CARLO Questi posti esprimono contemporaneamente grande bellezza e, per contrasto, durezza nei rapporti fra le persone: probabilmente la legge della sopravvivenza si applica ad uno stadio primitivo, la infinita povertá della stragrande maggioranza della popolazione contrasta con la ricchezza di pochi, e le autoritá politiche anziché orientare il popolo verso forme nuove di attivitá economica preferiscono continuare con le comode veritá secondo cui tutto é colpa del colonialismo, oppure dei bianchi che vogliono solo sfruttare il paese e le persone. Tutti gli investimenti pubblici sono falliti miseramente, ed ogni investimento privato é sottoposto a pressioni pesantissime (la corruzione, il mantenere la famiglia allargata, il clan etc) All’aeroporto di Tete incontriamo un amico mozambicano di razza bianca che ci racconta i guai della azienda HCB (Hidroelettrica Cahora Bassa) sottoposta a mille pressioni da parte dei politici locali per accontentare ogni tipo di esigenza, e della funzione strategica dell’impresa nella fornitura di energia per una parte consistente di Africa Australe, ma in passivo perché il Sudafrica compra energia al prezzo di 23 anni or sono, perché lo Zimbabwe da 15 mesi non paga piú un dollaro, e perché il sindacato locale vorrebbe che il personale mozambicano fosse pagato con gli stessi paramentri utilizzati per i tecnici stranieri, quando tutto il personale gode di retribuzioni che sono da 5 a 10 volte superiori a quelle riconosciute nel resto del Mozambico e di fatto non paga né energia né acqua. Tutte storie simili a tante altre, sentite in tutto il mondo, Italia compresa, ma quí crude e crudeli per l’effetto diretto ed immediato sulla gente. I nostri concetti di solidarietá non sono applicabili quaggiú. Qui l’unica rete di salvezza che funziona é la famiglia allargata, ma al contempo questa diventa un peso terribile per chi vorrebbe fare qualcosa di nuovo ed economicamente produttivo. Il risultato é la stagnazione. Ritorniamo a Maputo ancora piú consapevoli di quanto lo fossimo alla partenza che lo sviluppo dell’Africa sará un cammino lungo e controverso. Il nostro progetto adesso sta iniziando a funzionare bene. La barca sta producendo degli utili, paghiamo il personale, un mozambicano nero sta imparando rapidamente a fare il "Direttore" si applica anche nello studio, ci sono davvero grosse potenzialitá, ma cosa succederá quando noi avremo finito? Sará in grado di sopportare le pressioni che si scateneranno oppure inizierá anche lui con i prestiti ai parenti che poi non saranno restituiti, oppure a dover assumere fratelli, cugini ed amici anche se non sanno fare nulla, e cosi di seguito? Ma questa é la sfida che loro dovranno giocarsi. Non é la prima volta che l’Iscos tenta questa strada, difficile e rischiosa. La difficoltá principale sta nel trovare persone locali capaci di reggere questa sfida. Altre volte ci siamo riusciti: ad esempio, sempre a Tete, il Consorzio Agricolo di N’Padue continua a funzionare a circa 12 anni dalla sua nascita, ed orami da molti anni senza appoggio diretto dell’Iscos. Se anche questa volta ci riusciremo potremo dire di aver messo una goccia di cooperazione: stará ai mozambicani decidere fino a che punto valorizzare questa opportunitá. Carlo Daghino |